Alimentazione

Nell’abitato del Lucone sono presenti strumenti e manufatti che attestano diverse forme di artigianato da quelle più comuni a quelle più specializzate. Una delle attività più diffuse era la produzione di tessuti, fatta probabilmente a livello domestico, che implicava la filatura e la tessitura. La filatura consiste nel ridurre la fibra, soprattutto di lino (Linum usitatissimum), in fili, utilizzando il fuso, appesantito da un elemento spesso in  terracotta, detto fusaiola, che fungeva da volano. La tessitura consiste invece nell'intrecciare due serie di fili, dette ordito e trama, disposti perpendicolarmente fra loro, ottenendo così una stoffa. Per far ciò in maniera più veloce venne inventato il telaio. Nell’Europa preistorica il modello più diffuso era il telaio verticale a pesi, dove i fili dell’ordito erano tenuti ben distesi da pesi spesso in terracotta. Molto più specializzata, forse ancora patrimonio esclusivo di metallurghi itineranti era invece la tecnica della fusione del metallo. Per produrre un manufatto in rame o bronzo, il metallo era posto in un crogiolo di argilla, materiale refrattario al calore, e messo sul fuoco. Il fabbro usava per alimentare il fuoco mantici in pelle con ugelli in terracotta. Diventato fluido, il metallo era colato in una matrice in pietra o terracotta, sulla quale era stata ricavata in negativo la forma dell’oggetto desiderato. Un’attività probabilmente connessa con la lavorazione dei metalli era la produzione di perline in una sostanza silicea vetrificata solo in superficie per esposizione al calore detta fayence, un antenato del vetro.